I pericoli del Controllo di Vicinato

polizzia

Sindaci non affidatevi ai primi che vengono a parlarvi di Controllo di Vicinato, accertatevi sempre che non si tratti di autodidatti o egocentrici in cerca di emergere, la Sicurezza è una cosa seria e va gestita da professionisti non da persone che alle spalle hanno il nulla.

Il Controllo di Vicinato, dopo il riconoscimento del ministero dell’Interno a guida Minniti, ottenuto per l’intercessione di Francesco Caccetta (INWA), Marco Strano (CSLSG) e Franco Antonio Pinardi nel 2017, è diventato un progetto ambito e adottato da molti Comuni italiani. Sempre più Sindaci si affidano al programma di mutua assistenza e vigilanza del territorio creato nel 2009 da Francesco Caccetta, Leonardo Campanale e Gianfrancesco Caccia. Il Controllo di Vicinato, nasceva da una condivisione di esperienze dei tre fondatori e da una bozza di programma di collaborazione tra vicini, consistente, inizialmente, in scambi di informazioni tra gruppi di persone inserite in una catena telefonica e l’apposizione di alcuni cartelli mutuati dall’esperienza americana. Successivamente, il progetto veniva integrato a cura di Francesco Caccetta, (criminologo e scrittore, autore di testi sulla prevenzione dei reati predatori, esperto di Sicurezza Urbana), con teorie criminologiche relative alla percezione della Sicurezza, alla prevenzione dei furti e delle rapine e dai precipui studi sui comportamenti degli autori dei reati predatori, permeando il progetto di validità scientifica. Il contemporaneo apporto di Leonardo Campanale, esperto di informatica e già amministratore comunale avvezzo alle dinamiche delle pubbliche amministrazioni in termini di prevenzione dei reati nel territorio, permetteva una divulgazione estesa del progetto completandolo con manualistica sulla sicurezza residenziale redatta di suo pugno. Il Controllo di Vicinato assumeva così il carattere di progetto vincente e otteneva riconoscimenti da molti personaggi autorevoli nel campo della Sicurezza, fra i quali anche il dott. Franco Gabrielli (Capo della Polizia di Stato), l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente della Repubblica Mattarella, i quali inviavano lettere di compiacimento e condivisione circa la validità del progetto.

Purtroppo, come per ogni progetto vincente, ci sono sempre persone che cercano di accaparrarsi una fetta di notorietà pur non avendo alcun titolo e soprattutto, cosa più grave, alcuna competenza in materia, spacciando prodotti simili e rischiando così di far prendere pieghe pericolose alla realizzazione del programma, con danni irreversibili per i territori dove il CDV viene malamente applicato. Il progetto del CDV, in effetti, richiede un protocollo ben definito, fondato su tre pilastri fondamentali, più volte spiegati dai fondatori, ma spesso disattesi per convenienze personali o per scarsa preparazione. I tre principi fondamentali del CDV consistono nella partecipazione dei residenti, che diventano attivi osservatori del loro territorio segnalando anomalie alle forze dell’ordine, secondo una intuizione stimolata da incontri formativi con persone adeguatamente preparate dalle associazioni, nazionali quali INWA (che si occupa di studio, ricerca e formazione sui fenomeni del controllo di vicinato internazionale) e ANCDV (Associazione Nazionale e rete di tutte le associazioni di CDV sparse nel territorio italiano, presieduta da Leonardo Campanale). Durante questi incontri formativi, vengono esplicitati anche gli altri due dettami del progetto e cioè, la capacità di eliminare le vulnerabilità prodromiche di minore difesa e di conseguenza attaccabilità da parte del ladro, e la competenza nel fare segnalazioni di qualità alle forze di Polizia, per ottenere una migliore attenzione e di conseguenza interventi mirati. L’intervento del Ministero dell’Interno, avvenuto nel gennaio del 2018 ha di fatto istituito i protocolli d’Intesa tra le Prefetture e le Amministrazioni Comunali, basandosi sulla originaria impostazione del progetto. Le esperienze degli operatori di polizia, hanno portato ad individuare i tempi del ladro, che spesso si muove in situazioni improvvisate o con un minimo margine di sopralluogo prima di agire. Si parla di tempi molto ristretti, che possono variare dai cinque ai quindici minuti massimi, nel completare l’azione e fuggire con la refurtiva. Questi tempi così ridotti, denotano una necessità di reportistica immediata e precisa, al fine di permettere, alle forze dell’ordine allertate, un intervento più veloce e remunerativo. Alcune persone, avviate al progetto come meri esecutori, spesso si arrogano competenze inesistenti, arrivando a suggerire ai sindaci, alternative pericolose da inserire nei protocolli, quali ad esempio una inutile e dannosa eccessiva responsabilizzazione dei coordinatori, i quali vengono indicati come unici detentori del diritto di filtrare le segnalazioni dei componenti dei gruppi di osservazione, decidendo quali meritano di essere trasmesse al 112, snaturando di fatto il progetto e rendendolo spesso inutile per i motivi sopra descritti. A nessuna persona dotata di normale intelletto, sfuggirebbe l’inutilità di tale figura che andrebbe ad aumentare i tempi di intervento delle forze di polizia, favorendo i ladri che avrebbero più minuti a disposizione per completare il furto. Altro rischio, con questa forma di dipendenza gerarchica o piramidale, è quello di avvicinarsi troppo al concetto di Ronde, già più volte dimostrato inutile e dannoso. Non serve creare una ulteriore forma di polizia privata poiché in Italia esistono già molte istituzioni a ciò preposte e sicuramente preparate ad ogni evenienza.

Ciò premesso,  diamo alcuni consigli ai Sindaci che intendano iniziare il percorso del Controllo di Vicinato nel loro territori. Innanzitutto sarebbe bene chiedere a colui che si presenta come coordinatore o referente di zona quali siano i componenti del consiglio direttivo della associazione da lui rappresentata; chiedere di fornire lo statuto della associazione e i componenti del comitato scientifico, al fine di evitare di cadere in mano di autodidatti, sicuramente armati di buona volontà, ma con scarse o nulle esperienze e competenze. Non crediamo che un Sindaco che abbia bisogno di un architetto per la progettazione urbanistica si affidi ad un autodidatta, ancorché questo ultimo abbia costruito una bella casa. Così, per la Sicurezza del proprio territorio, crediamo sia opportuno affidarsi a mani esperte, al fine di non favorire l’ego personale di qualcuno in cerca di distintivi, rispetto alle reali necessità della comunità. Ci sono associazioni che millantano un’esperienza decennale nel campo del controllo di vicinato, ma in realtà sono composte da persone prive di qualsiasi competenza in materia che spesso ambiscono ad assurgere a incarichi e titoli onorifici per soddisfare istanze personali di tipo narcisistico. Non basta la buona volontà per mettere in sicurezza un paese. Il fai da te non paga e a volte crea seri problemi, uno fra tanti la scarsa o inesistente riuscita del progetto. Leggiamo e continuiamo a leggere chat e post di associazioni che chiamano all’adunata i cittadini, offrendo loro di essere inseriti nelle chat di WhatsApp del cdv semplicemente previa comunicazione del loro numero di telefono, senza provvedere ad una formazione, a discapito della riuscita del progetto che, in realtà, non conta sulla quantità delle persone, ma sulla preparazione e sulla qualità della vita degli aderenti, i quali dovranno rinunciare a cattive abitudini ed impegnarsi a rendere sicura la propria casa e quella dei vicini, soprattutto eliminando le vulnerabilità e rendendo meno facile la vita ai ladri e questo non è ottenibile soltanto prendendo la loro utenza telefonica. Spesso il pensiero predominante, di questi pseudo esperti, è quello della foggia del cartello da esporre, che deve essere assolutamente autorizzato dal grande capo della associazione, pena la scomunica a vita dal cdv e il diniego ad usare il simbolo magico. Gli stessi pseudo esperti, pur di sostenere le loro convinzioni, ricorrono ad una sorta di negazionismo scientifico, dichiarando che il cdv non necessita di esperti o scienziati ma solo di persone di buona volontà. Alla base di ogni negazionismo c’è l’abitudine di usare argomentazioni devianti per convincere gli altri che un fatto storicamente o scientificamente accertato sia in realtà falso o discutibile. Questo negare ciò che, invece, un’intera comunità accetta sulla scorta di innumerevoli dati incontestabili, nasconde forse, semplicemente, una banale ricerca di protagonismo.

Dopo anni di studio e di partecipazione attiva alla prevenzione dei furti e degli altri reati predatori, ci permettiamo di dire ai Sindaci ed ai cittadini che vogliono fare Controllo di Vicinato, di non cedere a queste minacce e a questi metodi settari. Affidatevi ad associazioni Nazionali assolutamente democratiche, dove convergono la maggior parte delle associazioni di controllo di vicinato italiane. Sceglietevi il cartello da soli o accettate quelli gratuiti e senza vincoli offerti da INWA e ANCDV e unitevi alla rete nazionale senza vincoli di alcun tipo. I coordinatori sono soltanto punti di riferimento per i loro gruppi e anelli di congiunzione con le Autorità e le forze dell’ordine, ma non sono agenti speciali e non fanno i poliziotti privati. Parliamo di volontariato e non di guardie giurate o pseudo poliziotti. Sindaci, scrivete pure alle associazioni INWA e ANCDV e chiedete supporto gratuito per iniziare il vostro percorso, sarete assistiti da professionisti seri e qualificati, accreditati nel mondo scientifico e autori di molti testi sull’argomento. Anche se ultimamente, le pubblicità sponsorizzano spesso gli artigiani della qualità, per quanto riguarda la Sicurezza è sempre meglio appoggiarsi a specializzati e professionisti del settore, se non altro, per ottenere i risultati a cui si ambisce.

INWA©

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